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DIPINGERE LE PAROLE
di Paola Carotti

 

Dipingere le parole è filo conduttore in opere di grandi dimensioni, nate dal desiderio di indagare il segno e la sua verità celata, quella dell’origine.
Il linguaggio artistico si coniuga con quello poetico, frazionandolo in gettate di colore che lo spezzano, lo capovolgono, lo nascondono.

Il titolo dell’evento artistico, "Tecum", rimanda alla prima opera citata nel catalogo, in cui la metaforicità della poesia biblica antica si salda con lo spasmo della contemporaneità. Un grido disperso nell’attesa di potere accedere alla presenza-assenza dell’Altro.

Segni grafici diversificati invadono le tele, alla ricerca del pathos emozionale e del suo rifluire all’origine in un eccesso tinto di rosso.

Il tempo, valenza fondamentale per l’artista, si presenta nelle tele nella sua complessità di affetti e percetti, segnando visioni dell’uomo e della sua condizione di finitezza. Inafferrabile in "Domani sarò assente per l’eternità" – squarci di nero la vita che si denuda nel suo divenire rivelando con la morte la faccia di sé non illuminata – passionale e sfrenato nella consapevolezza dolorosa di una presenza intesa come assenza in "Prima di me, con me, dopo di me", si ricompone in un assolo armonico di fusionalità in "Tutto è intimo", dove, come premonizione d’immortalità o momento di tregua, il tempo si azzera nelle mani dell’artista. Colate di colore sfumate di azzurro placano l’inquietudine e l’essere si rappresenta in una sacralità simbiotica con la natura che ha posto ab origo le premesse della sua esistenza.

Una pausa, infranta nelle opere attigue "Ecce homo", dalla condizione umana divorata dall’istintualità. Frange di colore sfumano e nascondono i raffinati cancelli della ragione, spezzando l’eleganza geometrica delle linee.
Opera conclusiva della mostra le nove tavole ispirate ad Eliot:

Time present and time past are both perhaps present in time future…

Sulla terra desolata, levigato dalla memoria di Nietzsche, il tempo trattiene il respiro nella consapevolezza della sua circolarità attendendo che l’Eros irrompa e componga nell’ultima tela la febbre dei corpi:

  In my beginning is my end.

 

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