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UCCELLI DI BRUNO BECCARO, REGALI PADRONI DEL CIELO
di Ernesto Bodini

 

Una vocazione vera per il ritratto dei migliori esemplari di uccelli, sovente colti nel loro ambiente naturale e quasi sempre nella più curiosa ma spontanea posizione di staticità o di armonioso movimento: dalla poiana accovacciata su un albero nudo alla cicogna bianca in volo; dal folto gruppo di germani reali e di folaghe che nuotano in uno stagno agli stormi di grifoni che planano leggeri, accompagnati dal tiepido vento stagionale.

Sono nell’insieme, forme di vita dall’accentuato carattere espressivo che dimostra come la natura sia capace di rappresentare – come precisa Bruno Pozzato in catalogo – “gli stati superiori dell’essere”; ovvero, tutto ciò che ha valore esistenziale degli esseri e dei fenomeni, ma anche l’insieme delle proprietà celesti e delle qualità innate e consolidate di questo autore, la cui intensa attività artistica è pura manifestazione di profonda cultura e sensibilità.

Gli uccelli di Beccaro s’impongono altresì per la regale padronanza dei cieli e per l’apporto di nobili messaggi, la cui lettura è favorita dall’ottima risoluzione artistica, gradevole trasposizione del più intimo significato della naturalità e della storia degli stessi.

Gli effetti risultativi sono completati dalla limpidezza e dalla precisione del segno cromatico-disegnativo, quale richiamo ad un accademismo che è preludio ad una sorta di sperimentazione estetica che, a nostro avviso, trova in queste pregevoli opere motivo ed occasione per una – a dir poco – gratificante affermazione nel mondo della pittura figurativa, tanto classica quanto moderna.

Il segno cromatico, dicevamo, in queste composizioni (alcune  di notevole formato) appare modernamente intenso, soprattutto per l’evidente evanescenza e la maestria dei contrasti tra ombre e luci che scandiscono le scene secondo ritmi insoliti, pieni di chiusa forza che è propria della luce acquerellata: incontrastabile esempio di voluta evocazione del reale.

E’ così che la poeticità degli stormi di gabbiani in volo; l’inconfondibile assembramento di oche selvatiche; come pure l’imponente espressione di immobilità dei gufi e la quasi proverbiale severità dell’aquila reale, in perfetta sintonia con l’estatica opera raffigurante l’albero degli aironi, ripropongono un genere d’Arte di particolare interesse poiché, oltre al fascino che sprigiona, suggerisce un inesauribile racconto fatto di poeticizzante candore e di propositi culturali di elevato valore e contenuto spirituale.


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