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VOLTI PER CASO
di Laura Piccioni

 

Bruno Beccaro incista i suoi ritratti di un pensiero: elaborato, esibito, trasmesso da lettore a lettore, da filosofo a poeta. La citazione - con i caratteri dell'eleganza e del nitore - di volta in volta marca da vicino l'ovale del viso, lo attacca da entrambi i lati, mima una descrizione di supporto, cattura l'occhio di chi guarda con la promessa di un orientamento. E' un invito a nozze per chi ama la congiunzione di segno e parola, immagine e testo, e si perita di significarne reciproci rimandi e genetiche complementarietà. Dunque felicità dell'intelletto e dei sensi nel fruire dei ritratti! Il segno fluido, l'ombreggiatura sapiente, la cornice cromatica cangiante, la pennellata nervosa... l'eco di letture impresse nell'anima, la concatenazione dei concetti per tentare di comprendere...

Ma nei volti le labbra sono chiuse. Grandi, di bella linea, non (con)cedono nulla a un flusso di significante-significato, non si disserrano ad accogliere o comprovare parole di verità approssimate con il lume della ragione o uncinate con l'emozione rappresa nel verso poetico. Esse sono il fuoco della nostra visione che scruta e invade la superficie della tela, il fulcro di una immagine che resiste e s'impone con tutta la forza del suo solo essere immagine. La bocca s'impone (ah, amico Beckett!) e induce ad appellarsi agli occhi (ma non erano questi per convenzione e convinzione la parte prima, più importante dell'identità di un volto- ritratto?): aggrottati, distesi, sofferenti non desistono dal loro insistente interrogarci, sempre aperti su un frammento di esistenza.

Questi volti sono una sfida.

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