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"L'IMMAGINARIO"
di Bruno Beccaro

 

Niente è più reale dell’immaginario.

Esso nasce dal rapporto della nostra essenza più intima con il mondo che ci circonda.

Anzi, è la chiave d’ingresso all’essere stesso. E quando questa chiave diventa colore e forma, è di certo il medium sensazionale che ci trasporta nell’esserci del mondo.

 

Uno stato di essere dove il fuori diventa dentro e viceversa, dove la nostra appartenenza al mondo si mescola visceralmente con l’essere del mondo. Sentirsi carne-del-mondo (Ref. M. Merleau-Ponty).

Vedere la carne-del-mondo: questo l’immaginario. Una potente facoltà che non conosce spazio e tempo e che ci dona la possibilità di vivere il reale delle nostre visioni.

 

Dipingere l’immaginario è il racconto della pittura che sempre si rinnova, senza mai giungere alla parola fine ma, anzi, che riparte sempre dall’inizio. Tra le pieghe delle forme si cela la verità dell’origine ed antichi sussurri, indecifrabili ma emozionali, ci carezzano i sensi.

 

Vedere l’invisibile, ascoltare l’inudibile: questo significa porsi alla visione dell’immaginario, così come “Mallarmè e Rimbaud (avevano liberato) il linguaggio dal controllo delle ‘evidenze’ e (si affidarono) ad esso per inventare e conquistare nuovi rapporti di senso.” (Maurice Merleau-Ponty, Segni, Il Saggiatore, 1967, pag. 304).

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